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venerdì, 12 giugno 2009

LO ZEN E L'ARTE DELLA MEDICINA

Zeta ha cominciato a scrivere, e da quel po' che mi ha letto - visto che scrive rigorosamente a  mano, con una grafia che pure lui non decifra tanto bene - ho capito che l'integrazione della sua scrittura alla mia funziona benissimo.

- Lo sai, - mi ha detto mentre scorrevamo il manoscritto per capire in quali punti dovesse inserire le sue riflessioni - al congresso dell'Asco si è parlato molto di terapie complementari, e pare che il Ginger, lo Zenzero insomma, funzioni benissimo per evitare la nausea durante la chemio. Il tuo maestro cinese aveva ragione...

- Non avevo dubbi! Quando lui me ne parlava ho letto pure articoli sulle sue proprietà terapeutiche.

- E poi, leggendo il tuo libro, e poi discutendo con i miei colleghi, ho capito che per una donna giovane la terapia ormonale è molto più destabilizzante e dura da accettare della chemio. Vero?

- Sì, è così. Ora che ho superato i quaranta l'accetto abbastanza bene, ma dieci anni fa...

- Mmh, però! ce n'ho di cose da scrivere. Tutte le volte che mi tiri in ballo racconterò il mio punto di vista, che dici?

- Dico che mi piace, la partenza con la spiegazione degli ideogrammi giapponesi dei tuoi quadretti appesi in ospedale è  perfetta...

Speriamo di riuscire a chiudere presto. Fa caldo, è tempo di vacanze.


scritto da: giorgi alle ore 20:35 | link | commenti (3)
categorie: scrittura, cancro, medicina cinese, nella battaglia
giovedì, 30 aprile 2009

E.

Oggi ho capito cosa significa essere un bravo editor. Qualunque cosa verrà fuori da questa ormai annale gestazione, a prescindere dall'esito editoriale, se mai ne avrà uno, mi sento contenta di questo primo incontro maieutico. Sì, maieutico. Piano piano, dopo un paio di caffè, di cui uno semi-bruciato, mi ha tirato fuori le cose importanti, quelle che possono e devono essere narrate. Le ha intuite quasi tra le righe, ha seguito le tracce che ho disseminato qua e là senza saperlo e alla fine, peccato che fosse tardi - gli ho fatto perdere il treno - ci sembrava tutto abbastanza chiaro.

La prossima volta però non dimenticherò il caffè sul fuoco.


scritto da: giorgi alle ore 22:12 | link | commenti (2)
categorie: scrittura, nella battaglia
lunedì, 27 aprile 2009

COSE DI CASA

- Mi piaci di più casalinga. - Mi ha detto Lula stamattina mentre le preparavo il pranzo (avanzi della cena) da portarsi a scuola perché il lunedì esce più tardi.

- Pure io mi piaccio di più.

- Però il tuo lavoro non è molto faticoso... Vabbè, non ti licenziare.

- Non posso licenziarmi, tesoro.

- E perché?

- Perché ci serve il mio stipendio.

- Ah, già.

- Tu però ricordati che da grande devi cercare di fare un lavoro che ti piaccia moltissimo, oppure che ti faccia ....

- guadagnare moltissimo.

- Sì. L'ideale sarebbero le due cose insieme. Adesso, per esempio, se ci pensi seriamente, cosa ti piacerebbe fare da grande?

- Lo sai.

- La ballerina?

- Sì, un po' ballerina, un po' attrice. Vorrei fare il musical.

- Ma non è che una ballerina o un'attrice fa solo il musical.

- Be', John Travolta fa solo quello: Grease, Hairspray...

- Ma no, John Travolta è un grandissimo attore. E' diventato famoso per due film musicali e poi ha fatto moltissimi film di vario genere. E recentemente con Hairspray ha fatto un altro film musicale.

- Ah. Insomma io voglio fare il musical.

- Ok. Se è la cosa che veramente vuoi fare, ti auguro di farcela.

- Grazie.

Questo lungo periodo di convalescenza casalinga è pericoloso. Mi piace troppo, e quando finirà ne sentirò la mancanza. Scrivo, faccio Qi Gong, Yoga e Pilates, studio inglese, guardo film in lingua originale, leggo - ho finito il secondo romanzo della trilogia di Larsson - mi coccolo le mie ragazze (Lula e la gatta) e mi godo la casa.

L'amica del sogno che ho raccontato qualche giorno fa mi ha telefonato ieri per chiedermi aiuto e consigli. Lei non sapeva che l'avevo sognata, io non sapevo cosa stesse passando, visto che ci sentiamo e vediamo molto poco. La cosa pazzesca è che mi ha chiesto consigli sullo yoga, e nel sogno riusciva a salvarsi grazie a un eccezionale controllo sul proprio corpo. Quella notte ho sentito che le stava succedendo qualcosa, e ho visto che avrebbe superato benissimo quel momento difficile. Oggi mi ha detto "grazie" mille volte. E mille volte io le ho detto "ma di che?". "Ho imparato che è bello esprimere la gratitudine verso gli altri."


scritto da: giorgi alle ore 16:43 | link | commenti (11)
categorie: libri, lavoro, scrittura, psiche, danza, qi gong, yoga, lula
martedì, 24 marzo 2009

IL GIORNO PIU' BRUTTO

Sto affrontando il racconto di uno dei momenti più difficili della mia vita. No, direi il più difficile. Quel giorno di fine novembre 2005 ero stata costretta a censurarlo, qui sul blog, per paura che lo leggesse chi non volevo spaventare ancora, poi l'ho raccontato a paura passata, una settimana dopo.

Ero sicura di avere perso la battaglia, ancora prima di averla cominciata e che il nemico avesse sferrato un attacco letale.

Pensavo che sarei morta. E non volevo, non volevo. Piangevo, pensavo che sarei morta, e non volevo.

Ho avuto una strizza fottutissima. 

[Mi piace come lo sto raccontando, il mio giorno più brutto (come direbbe Oskar di Molto forte, incredibilmente vicino), ma devo finirlo, non posso lasciarlo a metà, sul più brutto.]


scritto da: giorgi alle ore 22:52 | link | commenti (3)
categorie: scrittura, cancro, nella battaglia
giovedì, 26 febbraio 2009

PAUSA RIGENERANTE

Dopodomani vado in montagna: ossigeno, neve, sci, riposo, sole (spero) e cene alle alle sei del pomeriggio. Sì, la signora della pensione ieri mi ha comunicato che lassù sull'Alpe si cena alle sei puntuali.

Porterò con me un manuale per scrittori di memorie e autobiografie, Le ceneri di angela e il pc, con il mio progressive book che continuo con fatica a scrivere. La lettura del diario di battaglia di Corrado Sannucci  ha avuto effetti contraddittori: è uno stimolo a dare visibilità e voce a queste nostre storie di combattenti, ma quando leggo un libro scritto così bene "sulla mia materia" mi dico che non riuscirò mai a fare altrettanto e un pochino mi scoraggio.

Vero pure che avevo deciso di non leggere più niente del genere, in questa fase, ma A parte il cancro tutto bene mi chiamava da tempo. E poi ha un titolo bellissimo, com'è bella la sua spiegazione. E poi ci sono altre ragioni ma insomma, la sostanza è che ora l'ho letto e ne sono felice.

Volevo scrivere un po' di politica, ma no, è troppo deprimente l'argomento, tra scioperi virtuali, centrali nucleari, ronde, rutelli, mense scolastiche quaresimali, lasciamo perdere che quasi quasi resto sulle montagne.


scritto da: giorgi alle ore 23:46 | link | commenti (14)
categorie: libri, scrittura, montagna
giovedì, 05 febbraio 2009

A CASA

Oggi niente lavoro. Mi sono svegliata con la nostalgia del letto. E quando ci si sveglia così non è possibile ignorare il richiamo. Il colpo di grazia me l'ha dato Pippi, la gatta, che quando mi ha vista sdraiata con il termometro sotto il braccio - nell'inutile speranza di rilevare due linee di febbre per stare in pace con la coscienza - si è accoccolata felice sulla mia pancia ronfando con amore.

Non potevo deluderla. E non potevo ignorare che ogni cellula del mio corpo m'implorava di restare a casa. C'è da metabolizzare la conclusione della lettura dell'Arte della gioia, iniziare Le ceneri di Angela, ma soprattutto c'è da continuare a ripercorrere nove anni di battaglie, scrivere e riscrivere, saltellando da un'ipotesi a un'altra, rimpolpando scalette e scaloni, strutturando e destrutturando, ricordando e inventando quel poco che serve a organizzare la memoria.


scritto da: giorgi alle ore 10:15 | link | commenti (7)
categorie: libri, scrittura
lunedì, 17 novembre 2008

di facebook e books

Mi sono accorta con un certo fastidio di aver ridotto il tempo che dedico al blog per colpa di quel maledetto facebook. Per carità, riprendere i contatti con vecchi amici del passato, che magari vivono dall’altra parte del pianeta o del Mediterraneo, è una cosa bellissima. O stringere legami nuovi, anche questo è positivo. E non dimentichiamoci che Obama ha vinto anche grazie a questa roba. Però quando arrivano valanghe di richieste di amicizia (e non chiamiamola amicizia, per favore!) iscrizioni a gruppi, cause di ogni genere, dalla più nobile alla più idiota, mi dico che forse c’è troppa gente che non ha una ceppa da fare tutto il giorno. Poi dicono che noi statali (rigorosamente di sinistra) siamo fannulloni! Mi piacerebbe fare un’indagine su quante persone che lavorano nel privato trascorrono il loro tempo a inviare e leggere mail, navigare su Internet per organizzarsi la prossima vacanza, andare su facebook a caccia di amici d’infanzia (e soprattutto amiche, possibilmente bone) o di finti amici del presente. Pure Sten è rimasto invischiato nel giochino, ma almeno so con certezza che lui, da bravo statale non fannullone di sinistra in ufficio lavora e così quando arriva a casa si scatena.  Pure io, come dicevo, sono stata incastrata e così quel poco tempo che ho quando torno a casa per scrivere sul blog o per fare e disfare la tela di Penelope del mio libro in progress - come l’ha definito l’editor di una nota casa editrice che l’ha letto - in parte lo utilizzo per aprire e chiudere finestre piene di messaggi, inviti, richieste… E intanto s’è fatta ora di accompagnare Lula a danza.

Dicevo del mio libro in progress. Come ho spiegato ormai molto tempo fa si tratta di un blando rimaneggiamento di quello che scrivevo qui nel periodo novembre 2005 luglio 2006, la storia della mia seconda battaglia contro il cancro. Ora sono arrivata al bivio: devo decidere se lasciarlo così com’è, senza aspettare eventuali risposte dalla manciata di case editrici a cui l’ho inviato, e pubblicarlo qui come file pdf; così chi a voglia di leggere o rileggere quella storia se lo può stampare e farne l’uso che crede comodamente sul divano di casa sua. Oppure potrei scegliere di rimetterci pesantemente le mani e, soprattutto, la testa, per farlo diventare qualcosa che forse la chance di essere pubblicato bene ce l’avrebbe. Per ora credo di voler imboccare quest’ultima strada, anche se potrei avere bisogno di ancora molto tempo. Troppo, per la mia impazienza. Però, come dice il dottor Zeta, a cui naturalmente toccherà di scrivere qualcosa che introduca o concluda il fardello, potrei anche considerare le due strade non concorrenti ma complementari. Tanto la versione minimal è sostanzialmente il blog ripulito di errori, refusi, contorcimenti sintattici dati dall’immediatezza della scrittura, riferimenti alla rete incomprensibili se estrapolati da questo contesto. Niente di nuovo per gli affezionati lettori del Mio karma. Per me potrebbe essere un modo per concludere una tappa e passare a quella successiva, sicuramente più impegnativa e faticosa.

Ho spiattellato tutto questo perché quello che uscirà fuori, in un modo o in un altro, lo devo anche a chi si è interessato a quello che mi capitava leggendo il blog, commentandolo, scrivendomi privatamente, esorcizzando insieme a me la paura,  sdrammatizzando i momenti più difficili, e insomma facendo parte a pieno titolo dell’esercito messo in campo Nella battaglia.


scritto da: giorgi alle ore 20:36 | link | commenti (11)
categorie: blog, scrittura, nella battaglia, facebook
lunedì, 17 marzo 2008

HERZOG CHIUDE, E IO SONO TRISTE

Le cose finiscono, si sa. La routine stanca, e anche questo è un luogo comune.  Alle abitudini piacevoli però ci si stacca con altrettanta fatica. In queste ore pensavo cose così, che questi sono stati mesi in cui ho messo e sto mettendo in discussione cose che prima mi piaceva molto fare (per esempio cantare nel coro) semplicemente perché non ne ho più voglia. Oppure le lezioni di yoga, dopo otto anni – tempo incredibilmente lungo per l’incostanza che mi caratterizzava quando ero bambina – comincio a considerarle più un obbligo che una passione. E mi è balenata l’idea di fare un corso di danza nella scuola di Lula e magari prendere lezioni di canto jazz. Cambiare, spezzare la routine. Il lavoro poi, non ne parliamo… Credo che sia fisiologico essere insoddisfatti di un lavoro che resta uguale a se stesso dopo tanti anni. E in più mi è capitato di vedere una delle mie prime buste paga, febbraio 1998, di lire 2.340.000. Mica male in quel periodo.  Dieci anni dopo, febbraio 2008, la mia busta paga, tolte poche decine di euro per una pensione integrativa, è di circa 1500 euro. Non sono forte in matematica, quanto è aumentato il mio stipendio in percentuale? E il costo della vita invece quanto è aumentato? E’ deprimente, no? Non ho avuto nessun avanzamento professionale – e non perché non me lo meriti, ma semplicemente perché nella mia Amministrazione è andata così. E ci tocca fare ricorsi su ricorsi per avere almeno un po’ di quello che dovrebbe spettare a chi lavora in un posto per cui ha fatto un vero concorso, dopo essersi presa una laurea e un diploma di specializzazione.

Ma non è mica di questo che volevo parlare. E’ che proprio oggi, con questo stato d’animo, ho letto l’ultimo post del blog Herzog, di Effe. Dopo cinque anni ha deciso di chiudere, “e non per difetto di parole. Le parole non hanno fine, e continuano oltre e malgrado noi.” A me dispiacerà non leggere più le sue storie, o uno dei tanti “post propulsivi” che hanno dato vita a scritture, a storie e parole. Non ricordo più quale sia stato il suo primo post che lessi, nel 2005, ma ricordo perfettamente quale fu il primo commento che lui lasciò qui, l’8 novembre di quell’anno. Ci siamo visti di persona una volta sola e per pochi secondi. Ma io al signor Effe, a Flaviano insomma, gli voglio bene e sono contenta di aver aperto un blog anche solo per aver potuto conoscere, in quello strano modo in cui ci si conosce tra blogger, una persona come lui.


scritto da: giorgi alle ore 19:48 | link | commenti (5)
categorie: blog, scrittura, persone, cose che finiscono
lunedì, 18 febbraio 2008

cibo

Non sentivate un languorino? Fame di parole, scritture e storie da tutto il mondo? E senza dover essere poliglotti!

E' tornato Buràn, grazie alle inesauribili energie di Effe, Flounder e Fuoridaidenti, con un numero tutto dedicato al cibo. Non fate indigestione, mi raccomando.


scritto da: giorgi alle ore 20:12 | link | commenti (3)
categorie: storie, scrittura
mercoledì, 05 dicembre 2007

IL BLOG SUL COMODINO

 “Leggo il tuo blog da due ore e sento il bisogno di dirti, molto semplicemente: ti voglio bene.”

Marco mi ha scritto questo un po’ di giorni fa, spiegandomi così la ragione di una dichiarazione tanto forte: “il motivo di un'affermazione tutt'altro che leggera non è il fatto che mi hai toccato chiaramente nervi tutt'altro che coperti, esperienze vissute da figlio che ha accompagnato la madre dal suo dottor zeta, bensì il tuo modo di esprimerti, il tuo modo di essere, i tuoi comportamenti, le tue sensazioni, i tuoi scazzi, la tua felicità, i tuoi pensieri.”

Io gli ho risposto, e per più di una settimana ci siamo scambiati diverse mail, dove ho iniziato a raccontargli, su sua sollecitazione, un po’ di “dietro le quinte”, qualcosa in più di me e della mia vita e lui mi spiegava cosa trovasse di così speciale in questo blog, quale fosse la peculiarità della mia scrittura: “scrivi benissimo quando scrivi senza pensare. i tuoi racconti li trovo forzati. le tue parole quando vai sciolta sono una meraviglia, a livello stilistico intendo, per quanto conti il mio giudizio. Lui intanto si era stampato tutto il blog, lo aveva portato a rilegare, e ha scritto questo post. Oddio, è un po’ imbarazzante citare chi ti cita, parlare di chi parla di te, forse è pure di cattivo gusto. Infatti ci ho pensato un po’, se farlo o meno. Ma quando ho capito fino in fondo che senso hanno per me le parole di Marco ho sentito il bisogno di spiegarlo qui, non mi bastava ringraziarlo personalmente. Perché la sua reazione speciale  al mio magazzino di parole mi ha rivelato una cosa che non riuscivo a dirmi fino in fondo, e cioè che forse questo blog è la realizzazione di ciò che “sognavo di fare da grande”: scrivere qualcosa che facesse provare emozioni forti, come i romanzi che leggevo il pomeriggio sdraiata sul pavimento della mia stanza e che mi lasciavano in subbuglio per molto tempo, dopo averli terminati.

Marco mi ha fatto diventare una scrittrice, ha trasformato le mie parole di questi tre anni in un libro, una storia che legge e che consiglia di leggere. Certo, lui è coinvolto, “negli anni di malattia di mamma ho letto di tutto e di più, ho saputo di tutto e di più sulle storie di malati e di famigliari, ma per la prima volta ho trovato nelle tue parole quello che io provavo, quello che io vedevo, quello che io toccavo, senza pietismi, con una dignità allo stato massimo, senza compassione, ma con-passione. per questo ti ho scritto 'ti voglio bene', perché quando rispondi 'che palle' all'ecografo, rivedo me e mia madre a Cuneo dall'oncologo, conosco e rivivo quell'emozione particolare, so cosa c'è dietro a quel 'che palle'. nessun altro libro ha scavato così nelle mie esperienze più profonde…” Come sono coinvolte le donne meravigliose, amiche di battaglia anche molto recenti, che leggendo il blog mi dicono che leggono se stesse.

Anche se siete tutti lettori in qualche modo “coinvolti”, è grazie a voi se la scrittura non è più per me quell’aspirazione ingenua e romantica destinata a rimanere tale.

Probabile che non diventerò mai una romanziera, e nemmeno una scrittrice di racconti. Ma questo adesso non mi suscita nessun senso di frustrazione. Non mi dannerò se non riuscirò a buttare giù una scaletta e a costruire una struttura narrativa come si deve.

Grazie a quello che mi ha rivelato il “ti voglio bene” di Marco e tutte le parole che sono seguite.

Immagino che non ci sarà nessuno così pazzo da seguire il suo invito a stampare il mio blog e magari tenerlo sul comodino per leggerlo prima di andare a dormire, come un libro “normale”. (Non leggere il libro di Cucuzza credo sia invece un dovere morale…)

A me basta che Marco l’abbia fatto.


scritto da: giorgi alle ore 19:27 | link | commenti (13)
categorie: libri, blog, scrittura