"Mi ha parlato del tuo blog il dottor Zeta, il mio oncologo"
Beh, leggere queste parole mi ha fatto un certo effetto, forse perché è la prima volta che scopro di essere diventata una specie di terapia complementare alle preziose cure di Zeta.
Proprio in questi giorni, andando a ripescare tutto quello che era sfuggito al blog semplicemente perché ancora non l'avevo aperto, mi sono accorta che durante la prima battaglia scrivevo poco e niente, anche se avevo un quadernino dove vomitavo qua e là un po' di sfoghi. Allora ho avuto più chiara la percezione dell'importanza che ha avuto raccontare tutto qui, elaborando giorno per giorno il "lutto della malattia", trasformando in vita quotidiana ciò che tradizionalmente e culturalmente costituisce una zona d'ombra indicibile e invalicabile, la fine della normalità e l'inizio di un percorso accidentato e gravato dalla paura e dal silenzio.
