Oggi il Presidente Marrazzo ha pensato bene di scrivere una lettera a Repubblica (pubblicata in cronaca di Roma, come sempre) per dire la sua "verità" sul San Giacomo. Sto buttando giù una replica che proverò a mandare a Repubblica anche perché:
1) Marrazzo risponde ad un articolo di Marco Ruffolo pubblicato sempre su Repubblica ieri o l'altro ieri, non ricordo più, nel quale si chiedeva se il caso San Giacomo non fosse un caso di malasanità. A me che gli ho mandato una lettera attraverso il servizio "Dillo a Marrazzo" sul sito della Regione Lazio invece Herr Presidente/Commissario non ha mai risposto. Noi pazienti e medici e paramedici del San Giacomo non abbiamo mai avuto il piacere di incontrarlo. Non ha mai messo piede nell'ospedale che sta chiudendo. Quindi vediamo se attraverso la mediazione di un giornale si riesce a cavare il ragno dal buco...
2) Marrazzo dice alcune cose che mi coinvolgono direttamente e che denotano la sua scarsa (per non dire nulla) conoscenza dei problemi seri che sorgeranno a partire dal 1 novembre.
Marrazzo dice: "la vera malasanità è quella che ha permesso il proliferare di posti letto, reparti e rispettivi primari" Non per autocitarmi, ma ieri non avevo raccontato del caso embematico del Campus bio-medico?
"Per cambiare, noi abbiamo preso decisioni difficili. Come quella di riconvertire uno storico ospedale di Roma" Eh? Riconvertire? Sì, ha scritto proprio così. Riconvertire. Marrazzo, CHIUDERE, chiudere è la parola giusta.
"Per il San Giacomo sono stati spesi 8 milioni di euro. Di questi, 3 sono stati impiegati per attrezzature che saranno tutte recuperate." Ancora? Vabbè, diamo per buona l'intenzione di "recuperare" le attrezzature. Ma quanto costa recuperarle? Smontarle, trasportarle, re-installarle in luoghi idonei. Non stiamo parlando di due computer e una stampante. Stiamo parlando di apparecchi per la rianimazione, di TAC, Risonanze, apparecchi radiologici sofisticati. (Oggi mi diceva la farmacista dell'ospedale che lei una farmacia così bella non la vedrà mai più...) Quindi, dove sta il risparmio?
"Abbiamo speso per opere strutturali 4 milioni stanziati dalla giunta precedente e da noi impegnati, per restituire decoro ai luoghi in cui vengono curati i pazienti. Soldi sprecati? Non credo, perché ne hanno beneficiato molti malati che hanno diritto ad un'assistenza in un ambiente dignitoso, fino all'ultimo minuto di apertura dell'ospedale." Glielo vada a dire ai pazienti che dopo anni finalmente avevano iniziato a beneficiare, appunto, di quei reparti nuovi e accoglienti... Glielo vada a dire ai bravi medici che finalmente avevano stanze decenti dove visitare, (insieme a quelle apparecchiature moderne per la diagnosi e la cura dei loro malati)...
"Voglio invitare Marco Ruffolo a visitare con me il Nuovo Regina Margherita, il poliambulatorio di via Canova [...] Il Nuovo Regina Margherita è dove andrà a finire il day Hospital oncoematologico. Certo, sono state ristrutturate alcune stanze, ma certamente non sarà al livello dell'attuale reparto del San Giacomo. E poi in quella struttura non è prevista la degenza, ma di questo ne parliamo più avanti. Il cantiere è ancora in piedi. Io invece invito il Presidente Marrazzo a visitare l'ospedale che sta per chiudere. Perché non lo fa? Cosa teme, se è così convinto della bontà della sua decisione?
"Ruffolo si chiede dove verranno ricoverati i pazienti del San Giacomo. Secondo me il tema è più ampio: una sanità moderna per curare i malati non deve per forza ricoverarli." Ma certo, infatti molto spesso, assumendosi enormi responsabilità, i medici oncologi mandando a casa persone in condizioni molto critiche. Però ci sono casi in cui un ricovero è necessario. A me è capitato. La chemio "robusta" del dottor Zeta, nel 2000, mi aveva quasi azzerato le difese immunitarie. Mi sono ammalata, avevo un febbrone che non scendeva. Mi hanno dovuto ricoverare, per monitorare la situazione, stimolare la crescita dei globuli bianchi, farmi flebo su flebo di antibiotici. Ogni giorno il dottor Zeta, o il dottor Esse, o l'altra oncologa che c'era all'epoca venivano a trovarmi, a parlarmi. Zeta mi spiegava che c'era dovuto andar giù pesante perché doveva farmi guarire dal cancro. Ora, una sanità moderna per curare non deve per forza ricoverare i suoi malati. Quindi, secondo il piano di dismissione, se quello che mi è successo nel 2000 mi fosse successo tra qualche mese, non avrei avuto un posto letto nel reparto del dottor Zeta. No. Perché nel Nuovo Regina Margherita non ci saranno letti per eventuali ricoveri.
"Noi non chiudiamo il S. Giacomo per far cassa e le decisioni sul suo futuro saranno prese nella massima trasparenza, con il coinvolgimento delle istituzioni e dei cittadini. E' vero invece che i milioni di euro che si risparmiano con la chiusura del S. Giacomo creeranno le condizioni per presidi aperti 24 ore su 24 nelle periferie e nelle province."
Così chiude. Trasparenza e coinvolgimento. No, questo è troppo. Qualcuno li dovrà fare i conti, e dire la verità. La Verità con la V maiuscola. Il risparmio che si otterrà dalla chiusura del S. Giacomo è ridicolo. Tagliate le sovvenzioni alle cliniche private, almeno un po'. E salvate il S. Giacomo.
