Allora è proprio così. Nemmeno uno spiraglio, niente di niente. La delegazione che è stata ricevuta dall'assessore Montino e che chiedeva almeno la sospensione del provvedimento per poter discutere in modo approfondito di questa nuova fantomatica rete ospedaliera, ha ricevuto un secco no. Il 31 ottobre il San Giacomo chiude. Sacconi (che dovrebbe vergognarsi per quella orrenda frase di stamattina) e Marrazzo si sono messi d'accordo e così il governo sbloccherà i fondi che deve, bontà sua. Al sit-in c'era chi piangeva, chi strillava, chi meditava sul da farsi. Poi si è formato un corteo per tornare nell'ospedale morente e fare il punto sulla situazione. Io sono tornata a casa amareggiata, arrabbiata e convinta ancor più dopo aver parlato con il dottor Esse, che dietro questa chiusura c'è qualcosa di grosso, ci sono interessi che non devono essere toccati. Altrimenti non spiegherebbe questa fretta, questo rifiuto del dialogo. "A noi dell'oncoematologia forse andrà meglio di tutti gli altri, almeno l'équipe rimarrà insieme", mi ha detto Zeta, "ma si tratta sempre del piano B. Invece dobbiamo continuare a batterci per il piano A: il San Giacomo non deve chiudere."
Per inciso, ho parlato a lungo con un giornalista del Riformista e domani uscirà un suo articolo sulla vicenda. Ormai credo che l'unica strada percorribile è sensibilizzare i mezzi d'informazione e sperare che qualche programma (Report per esempio) parta con una bella inchiesta. Dopo le dichiarazioni di ieri di Berlusconi sugli ospedali da privatizzare è bene che si sappia quale rischio stiamo tutti correndo. La chiusura del San Giacomo potrebbe essere solo l'inizio.
