Mi hai sfiorato il collo con l’intenzione di stringerlo.
Lo diceva lo sguardo un po’ feroce, anche se poi con un sorriso quell’impulso ha trascolorato in tenerezza.
Ho lasciato che decidessi tu come prendermi, fingendo che fosse la prima e non l’ennesima volta che accadeva.
Ho smesso di parlare, anche se m’imploravi di farlo ancora. Non sapevo sincronizzare ai pensieri la voce, mentre il corpo andava per conto suo, svelandoti con il suo antico linguaggio quei segreti che fingi sempre d’ignorare.
La pioggia picchettava sul vetro, sbattuta dal vento teso, a tratti ululante.
Lo stesso affanno lieve riempiva la stanza, gli occhi negli occhi, quel lento ondeggiare dei miei fianchi, incollati ai tuoi, a seguire il ritmo, a battere il tempo, passo dopo passo.
Me lo concedi un altro ballo? Mi hai chiesto implorante quando la musica è finita.
