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domenica, 11 maggio 2008

SALUTE DELEGATA

Dopo aver amorevolmente confezionato rouches di carta crespa per i balli di fine anno e avviata quella detestabile attività che si chiama "cambio di stagione" mi sento sufficientemente carica per spendere due paroline su cose un po' più serie. Anzi, serissime. Per un po' ho tentato di rimuovere la notizia, ma come si fa. Come si fa a non indignarsi per la scellerata decisione di sopprimere il ministero della salute facendolo diventare una delle competenze del ministero del welfare? Che poi sia o meno affidato alla Brambilla è quasi irrilevante. Quello che conta è che della tutela pubblica della nostra salute (tutela prevista dalla Costituzione) a questo governo non gliene può fregare di meno. Se la sbroglino le regioni. Bisogna fare il federalismo, no? C'è un "ministero per la semplificazione legislativa", affidato a Calderoli, ma non c'è più il ministero della salute. Giusto qualche settimana fa mi era arrivata per Giulia la lettera della ex-ministra Livia Turco per la campagna di vaccinazione contro il papilloma virus (responsabile del tumore al collo dell'utero). E poi c'è stata la pubblicazione delle nuove linee guida per la legge sulla fecondazione assistita, che eliminano il divieto della diagnosi pre-impianto (una delle tante schifezze della legge 40). Giuro che mentre leggevo la lettera in cui la ministra mi spiegava perché fosse importante vaccinare Giulia mi sono commossa. Chissà chi ci capiterà se perdiamo, mi sono detta. Senza lontanamente supporre che invece non ci sarebbe capitato nessuno. Un sottosegretario promosso a viceministro, un contentino da dare a qualcuno, forse.

Cercate di stare bene, o accendete subito una bella assicurazione sanitaria privata.


scritto da: giorgi alle ore 22:52 | link | commenti (1)
categorie: politica, salute
venerdì, 09 maggio 2008

CHE TEMPO CHE FA

Ho ricominciato ad andare a lavorare in bici. Ieri. Ma già oggi ho fatto pausa. Poi col cellulare nuovo che mi ha regalato Sten posso pure sentire la radio, così l'unico piacere della macchina l'ho conservato. Peccato dover tagliare per le strade e non seguire tutta la ciclabile lungo il fiume, e scampanellare sbuffando alla gente che invade quel piccolo tratto di pista in centro mentre aspetta l'autobus. Al ritorno però me la posso prendere comoda, prima di affrontare le salite stronca gambe vicino casa.

E' sempre una bella soddisfazione arrivare sudaticcia (non troppo, che un vantaggio della forzata menopausa e la quasi assenza di traspirazione), non dover combattere per i pochi posti del parcheggio interno, commentare l'impresa ciclica con la collega che arriva anche lei in bici da sud, e poi andarmene a yoga pedalando in piano. A lezione una tizia davanti a me è stramazzata a terra per un calo di pressione. Mi ha fatto venire in mente quando sono stramazzata sotto il sole greco di agosto salendo non so quante centinaia di gradini per raggiungere una fortezza. O quando Lula è svenuta in Puglia per un colpo di calore. Perdere coscienza. Chi c'è passato sa quanto sia brutto. Senti che stai lasciando tutto, e per un attimo credi sia per sempre. 


scritto da: giorgi alle ore 16:04 | link | commenti (6)
categorie: bicicletta
mercoledì, 07 maggio 2008

Languo. Ma quando riesco a mettermi in santa pace davanti al pc è ora di cena. Ci sono i vestiti per i balli di fine scuola da preparare, il cambio di stagione che incombe, il solito tran-tran.

Oggi è stato inaugurato il nuovo mercato coperto di Ponte Milvio, e con Lula ci abbiamo fatto un salto nel pomeriggio. E' bellissimo e dentro c'è pure una libreria Rinascita. Finalmente si potrà fare la spesa anche di pomeriggio. Pare che stamattina il neo sindaco abbia ringraziato solo il municipio XX, la Confcommercio e i Vigili urbani. Silenzio sulla giunta precedente. Vabbè.

Prima c'era stata la traumatizzante puntata di Report sulla cementificazione a Roma, e sugli intrallazzi tra costruttori e Comune, con relative polemiche e querele.

C'è stato l'orrendo pestaggio-omicidio di Nicola Tommasoli a Verona, e le deliranti dichiarazioni di Fini.

Insomma  cose su cui riflettere e per le quali incazzarsi e/o deprimersi ce n'è in abbondanza. L'apertura del mercato è stata invece una bella cosa.


scritto da: giorgi alle ore 20:13 | link | commenti (23)
categorie: varie
domenica, 04 maggio 2008

PRIMO MAGGIO, E DOPO

Dopo un Primo maggio festeggiato in una bellissima tenuta agricola romana occupata dai braccianti negli ani '70, ci siamo fatti il lungo ponte - che ha incluso il mio ...unesimo compleanno, di nuovo al mare. Sono partita così distratta che per la prima volta in tanti anni ho dimenticato di portare il mio farmaco ormonale preziosissimo, il Femara. Eravamo in viaggio e presa dal panico ho telefonato al dottor Zeta, che mi ha tranquillizzata. "Certo che sei un po' sciaguratella, però per tre giorni non succede niente. Il Femara ha un emivita che consente anche di non prenderlo per un breve periodo." Sciolta la tensione da volo senza paracadute non poteva mancare una sua battuta sulle elezioni: "hai visto che vuole togliere la teca di Meier? A me me piace..." Io gli ho fatto l'elenco di quello che sarei andata ad abbattere a picconate se l'alemanno avesse fatto davvero una cosa del genere, ma sapevo già che avrebbe fatto subito marcia indietro.

Anche in spiaggia non si parlava d'altro, in maniera meno lieve e più preoccupata, con vecchi amici, nuovi amici e semplici vicini di asciugamano a cui inevitabilmente si estendeva la discussione. Sembrava un miracolo che lì, in quella piccola spiaggia sotto al colle, la pensassimo tutti allo stesso modo. E ci chiedevamo come mai se a tutti noi era evidente dove fossero le responsabilità di certe sconfitte, a chi di dovere non era sfiorato che prendere certe decisioni sarebbe stato un rischio, se non un vero e proprio suicidio politico.

Il sogno di restare lì ci ha accarezzati tutti, credo.

  


scritto da: giorgi alle ore 20:24 | link | commenti (12)
categorie: mare, politica
lunedì, 28 aprile 2008

MENO MALE CHE ESISTE LA PROVINCIA

"Adesso la festa si sposta al Campidoglio". Quando ho sentito questa cosa qui ho trattenuto a stento le lacrime.

Qualche ora prima, fuori dal seggio, comunicando al telefono i risultati pessimi del mio seggio ultradestro, avevo accanto un rappresentante di lista di Alemanno che faceva altrettanto. Lui però gridava compiaciuto "lo stiamo ammazzando! Lo stiamo proprio ammazzando!" Ecco, questo è lo stile di civile competizione democratica che ha avuto la meglio.

Sì, è stato un errore clamoroso (l'ennesimo) candidare Rutelli, e non magari proprio Zingaretti, su cui non ho sentito altro che attestati di stima e che in tanti, tantissimi (sessantamila) hanno votato con un voto disgiunto. Quante persone mi hanno detto “no, Rutelli no”, e quanto sono state poche quelle che sono riuscita faticosamente a convincere. Almeno per frenare l’ascesa di un fascista (non ex, ma fascista per davvero) sul colle capitolino, dicevo.

E’ stato un errore che Veltroni non terminasse il suo mandato, e che non rispettasse il patto con i 921.491 suoi elettori del 2006. Già, caro Walter, i fascisti che poco fa hanno umiliato il Campidoglio con i saluti romani ti vogliono fare santo subito. Noi invece siamo scesi dritti all’inferno.

A questo punto urge un radicale ripensamento delle scelte fatte e una valutazione seria del disastro compiuto in soli due anni. Uscite dai salotti e tornate a mettere radici per le strade,  nei luoghi di lavoro, nelle scuole, tornate a fare politica, la macroeconomia lasciatela agli economisti, siate sinistra più che centro, che di centro ce n’è già, di destra non ne parliamo. Lasciate Obama agli americani e smettetela di farvi e farci del male. Il cilicio lasciatelo alla Binetti, possibilmente fuori dal partito che se deve risollevarsi da quest’ultima mazzata ha bisogno di altra linfa. Se la strada sarà questa, ci sto pure io a rimettere insieme i pezzi e a lavorare perché questa dell’alemanno celtico sia solo una brutta breve parentesi.


scritto da: giorgi alle ore 23:25 | link | commenti (31)
categorie: psiche, drammi

LOCATION

Cartelli con la scritta LOCATION ai piedi del colle maremmano e agli incroci per indicare la direzione verso il set blindato: la torre saracena che mille volte Sten ha sognato di abitare. Uomini della sicurezza con walkie-talkie a cui abbiamo dovuto spiegare che stavamo andando a casa nostra e non a cercare di dare una sbirciata a 007, un via vai continuo di furgoni e macchine, la scogliera inaccessibile. Dalla spiaggetta però abbiamo visto l'elicottero che riprendeva le corse in motoscafo di James Bond (chissà se era proprio lui a guidarlo?), ma l'assalto alla torre non c'è stato.


scritto da: giorgi alle ore 11:04 | link | commenti
categorie: mare, cinema, luoghi
giovedì, 24 aprile 2008

Questo blog è preoccupato e sfiduciato. La scommessa col collega di destra questa volta non l'ho fatta - e forse nemmeno lui la farebbe. Oggi mi è arrivata la segnalazione sulle ombre inquietanti che avvolgono l'ultimo grave episodio di violenza sessuale (la ragazza accoltellata e stuprata vicino alla stazione La Storta, sulla Cassia). Riporto il testo così come sta circolando in rete:

Informazione che ci allarma da far girare. Come può un rumeno senza fissa dimora, mezz'ora dopo aver aggredito la povera ragazza nei pressi della Stazione della Storta ad avere come difensore l'avvocato Francesco Saverio Pettinari famoso penalista difensore del magistrato Metta indagato, nell'ambito del processo Lodo Mondadori che vedeva indagati Berlusconi, Pacifico, Previti e Squillante? Inoltre l'avvocato Pettinari risulta iscritto in gioventù all'MSI. Guarda caso uno dei soccorritori della ragazza firma con Alemanno con tanto di foto sul Messaggero del 22 aprile 2008,  il patto per la legalità e la sicurezza. Agatha Christie faceva dire a Poirot che quando ci sono tre coincidenze diventano un'indizio.

Il problema è che quando si comincia a speculare su fatti così gravi, a pochi giorni da un ballottaggio cruciale come quello romano, ci si può aspettare di tutto. E Alemanno ovviamente la sta facendo davvero sporca, facendo leva sulle paure e sull'ignoranza. Dove sono le zone periferiche di grandi città che una donna sola potrebbe attraversare di notte senza correre un rischio serissimo di violenza?

Buona festa della Liberazione, per domani.


scritto da: giorgi alle ore 19:54 | link | commenti (5)
categorie:
lunedì, 21 aprile 2008

INCUBI

Quanto avrò dormito? Non più di tre ore, credo. Dopo aver letto l'ultima pagina di Norwegian woods di Murakami Haruto ho spento la luce, con quella piacevole e feconda sensazione che lascia una buona lettura. Sten si era addormentato, Lula pure, dopo un' intensa giornata estiva all'aperto per due feste di compleanno. Credevo di stare per seguirli anch'io, quando la porta si è spalancata, e la piccola sagoma di Lula è apparsa sulla porta.

"Che c'è?" le ho chiesto, sapendo che lei aspettava di capire se fossimo svegli.

"Ho fatto un incubo"

"Non si dice ho fatto un incubo, si dice ho avuto un incubo." Ha bofonchiato Sten beccandosi i miei insulti.

L'ho fatta entrare nel lettone, e le ho chiesto che cosa avesse sognato.

"Che entravano gli assassini e ci ammazzavano."

Era moltissimo tempo che non faceva incubi, così me la sono stretta forte accarezzandole i capelli. Si è addormentata subito, mentre io iniziavo la mia lunga notte di veglia. Pensavo a quando era stata l'ultima volta che Lula aveva dormito almeno un po' con noi. Tanto tempo fa.

Pensavo, immobile tra marito e figlia, senza riuscire a prendere sonno. Dopo qualche ora si è svegliata, abituata a muoversi soffriva per lo spazio limitato. ("E poi papà russa...") Eh, Sten ha un respiro un po' russante, a tratti. Ma quando l'ho scosso energicamente si è lamentato. "Ma se ero sveglio!" Ha sbuffato. Forse sognava, chissà. Io invece  o continuato a vegliare, a rigirarmi, ho fatto merenda alle quattro, presa dai morsi della fame. Dopo, ma dopo un bel po', finalmente mi sono addormentata.


scritto da: giorgi alle ore 16:48 | link | commenti (12)
categorie: sogni, insonnia
venerdì, 18 aprile 2008

NON PASSERA' L'ALEMANNO?

Sono giorni così. Quello che accade fuori prevale sulle piccole grandi vicissitudini private e personali  lasciandomi svuotata e carica allo stesso tempo. C’è poco più di una settimana per “fermare l’Alemanno” e impedire che questa città torni indietro di decenni, forse con un raccordo autostradale e due stadi in più. Ieri ci sono state le prove tecniche d’intolleranza violenta con il raid fascista al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Domani chissà. La candidatura Rutelli non è andata giù a molti (a me tra questi), e la prova del mal di pancia che ha provocato è tutta nel risultato differente ottenuto da Zingaretti, in vantaggio di nove punti sul candidato PDL. E’ andata così, ma bisogna dirlo che le persone hanno la memoria troppo corta e la percezione della realtà ottenebrata (da cosa non so, sono troppo ingenua per capirlo). Abito nell’unico municipio che in questi anni è stato costantemente amministrato, malissimo, dalla destra. Anche per questo mini-sindaco ci sarà il ballottaggio, ma senza speranza. Immagino moltiplicato per venti la suv-cultura di qui – che esiste a prescindere dall’avere o meno uno di quei macchinoni immensi parcheggiati regolarmente in doppia fila – se in Campidoglio arriverà l’Alemanno. Durante il suo mandato come consigliere comunale ha brillato per assenteismo (la sua presenza si è fatta notare solo in 28 sedute su 118), adesso però dice che bisogna cambiare il “blocco di potere” che dura da 15 anni, con il sostegno convinto della destra di Storace e Buontempo. Ma Storace alla Regione Lazio ce lo ricordiamo? E la Roma di Carraro e Signorello ce la ricordiamo? Quella sì, era Roma ladrona.

Un fosco aprile, una primavera che non c’è e il diluvio a vento di stanotte mi è sembrato presagio di catastrofe.  

 

 


scritto da: giorgi alle ore 20:10 | link | commenti (6)
categorie: psiche
mercoledì, 16 aprile 2008

NIENTE FUGHE IN SPAGNA

“Se l’Italia fosse come questo seggio sarebbe un paese perfetto.” Mi ha detto il rappresentante di lista di una piccola formazione di destra (“solo per fare un favore a un amico che si è candidato”, si giustifica). Avevamo appena affrontato civilmente in che modo affrontare il problema delle troppe persone che non hanno saputo votare correttamente, e che purtroppo sono più dalle nostre parti che dalle loro.  Siamo stati abbastanza lenti, visto che abbiamo finito gli ultimi conteggi che era quasi l’una, ma i numerosi rappresentanti di lista, o candidati, che entravano e uscivano da un seggio all’altro, apprezzavano il clima tranquillo e corretto che si respirava da noi. La rappresentante di lista del PDL seguiva smarrita e silenziosa le operazioni, i conteggi, i conti che non tornavano e che in qualche caso ho contribuito a far tornare.  Nella sua cartellina azzurra le schede di rilevazione spiccavano per i colori dei simboli elettorati tra i quali non  mi sembrava che sapesse districarsi tanto bene. Anche la scrutatrice volontaria (sempre di destra), che alla fine mi ha ringraziato non ci capiva niente (“Baccini chi? Il cantante?”).  Mentre l’amico dell’amico del candidato di destra continuava ad apprezzare la correttezza del presidente, la mia, consigliandomi di cedere su certe contestazioni perché sicuramente sarebbero capitati casi analoghi a mio vantaggio, cercando una specie di complicità super partes, al di là delle appartenenze, come a dire che le divisioni sono artificiose, che si potrebbe andare tutti d’amore e d’accordo, e i problemi si risolvono insieme, ragionandoci un po’.  “Non sta dalla parte mia chi è assolutamente privo di correttezza, di rispetto delle regole e di attenzione al bene comune.” Gli ho sibilato, anche se sapevo che non era lui il genere da combattere (sembrava quasi vergognarsi un po’ di rappresentare quella lista, Il popolo della vita). Ce l’avevo con quell’esercito di rappresentanti con cartellina e fogli colorati che parlottavano tra loro, con i candidati facce da culo come i loro manifesti, come quello che entrando ha dichiarato che Alemanno stava vincendo e ha fatto scendere il silenzio nel seggio. “Ma come?”, mi sono detta. Sten al telefono mi aveva detto che purtroppo si sarebbe andati al ballottaggio ma che Rutelli era in vantaggio di sei punti. La scrutatrice più giovane si è lasciata sfuggire un amaro “certo  che ‘sto quartiere è proprio di destra!” Il presidente e la sua ragazza, che svolgeva le funzioni di segretaria, mi lanciavano sguardi preoccupati. L’unico dato confortante era che tra i candidati del Municipio il giovane del PD batteva tutti gli altri, anche quelli che avevano fatto certamente una campagna elettorale ricca e spregiudicata.

Poi finalmente ho capito che Alemanno vinceva nella zona, ma questo era da aspettarselo.

Mi sono risparmiata ore di dibattiti televisivi, di proclami e di accuse. Mentre camminavo veloce nella notte buia di questa di questo paese, e forse anche di questa città, ripensavo alla notte di aprile 1996, quando Prodi vinse per la prima volta e con Sten tornavamo a casa felici, anche se la macchina, una vecchia 126, ci aveva lasciati per strada. Un'altra casa, un’altra zona, dovevamo costeggiare villa Pamphili e il buio non faceva paura. Pensavamo di esserci liberati di Berlusconi, pensavamo di aver definitivamente cacciato via l’incubo, l’errore. Pensavamo che potesse iniziare una stagione nuova, non ci saremmo più vergognati di vivere in Italia. Poi sono successe tante cose. Sarebbe lungo elencarle qui. Chi mi legge sa bene che non sono stata entusiasta della nascita del PD, anzi, credevo che fosse sbagliato. Devo però ammettere che non si sarebbe andati da nessuna parte se si fosse ripresentata l’identica formazione del ’96, e che forse la sconfitta sarebbe stata ancora più pesante. Nelle ultime settimane mi sono lasciata affascinare e ingannare dalle piazze piene che, evidentemente, corrispondono alle urne vuote. Due anni fa, dopo la vittoria risicata, un amico mi disse che sarebbe stato meglio perdere, visto che per rimettere a posto i conti si sarebbe diventati immediatamente impopolari, e sicuramente il governo sarebbe caduto prima del momento redistributivo, consegnando stavolta definitivamente l’Italia a Berlusconi. Questo è stato forse l’errore più grave, pensare troppo ai conti dello Stato e poco a quelli della gente. Adesso il tesoretto lo distribuiranno loro, è ovvio. E con questo si garantiranno il futuro.

Io stavolta non fantastico fughe o eremitaggi. Voglio stare qui, e contribuire a fare la mia piccola parte di opposizione. Voglio imparare a capire quello che pensa davvero la gente. Voglio fare qualcosa.


scritto da: giorgi alle ore 16:42 | link | commenti (4)
categorie: politica